Uno sguardo alle origini: le pioniere del cinema muto italiano

Questo spazio nasce dal desiderio di riscoprire e scoprire le pioniere che hanno contribuito a definire linguaggi e forme produttive del nuovo medium, anche attraverso una mappatura all’interno dei preziosi fondi di materiali cartacei, grafici e fotografici della Cineteca; in particolare, di due impareggiabili studiosi del periodo del muto, Aldo Bernardini e Vittorio Martinelli e di Gianfranco Mingozzi, regista e appassionato collezionista, autore di L’ultima diva: Francesca Bertini (1982).

Elvira Notari donna di cinema

Sono gli inventori del cinema a rendere da subito protagoniste le donne nel loro primo film, L’uscita dalle officine Lumière (1895). Cappellini e gonne affollano il portone d’ingresso della fabbrica, impadronendosi dello schermo. La loro abilità nel maneggiare la pellicola, le rende ricercate dalla nascente industria cinematografica che ne apprezza la sensibilità e precisione; doti essenziali in particolare per le colorazioni a pochoir, fotogramma per fotogramma.
Elvira Coda Notari inizia da qui. Tutta la sua famiglia, guidata prima dalla nonna e poi dalla madre, colorava a mano i film della Pathé. Nel 1902 sposa un fotografo, Nicola Notari, con il quale, nel 1909, fonda un laboratorio di stampa, titolatura e coloritura di pellicole cinematografiche che due anni dopo si trasforma nella casa di produzione Dora Films, diventando la prima regista donna del cinema italiano.
Le origini del cinema nazionale sono attraversate da presenze femminili tanto decisive quanto a lungo trascurate. La professione di attrice drammatica è da tempo stata elaborata e accettata dalla cultura ufficiale – se pur entro i limiti di modelli definiti dalla letteratura prevalentemente maschile – e anzi, grazie a personalità come Francesca Bertini, Lyda Borelli e Pina Menichelli, traghettata dal palcoscenico al set e portata al massimo splendore, con la creazione del Divismo.

Elvira Notari
Leda Gys
Nilde Baracchi
Gemma Bellincioni
Francesca Bertini
Caricatura di Vera Vergani
Compagnia Niccodemi-Vergani
Diana Karenne
Lea Giunchi
Lyda Borelli
Pina Menichelli
Valentina Frascaroli

Insuperata dalle professioniste coeve, Francesca Bertini, è tra le poche a vincere l’oblio del tempo. Forte del suo successo internazionale, crea un proprio marchio di fabbrica, la Bertini Film, di cui controlla l’intera filiera. Esattamente come fa Elvira Notari, ma nonostante sia stata autrice di circa sessanta lungometraggi e un centinaio di documentari e cortometraggi tra il 1911 e il 1929, rimane a lungo una sconosciuta, finché sul finire degli anni Ottanta, Vittorio Martinelli le restituisce il posto che le spetta nella storia del cinema.
Vanno inoltre ricordate le attrici comiche attraverso cui gli stereotipi della femminilità vengono completamente ribaltati. Lea Giunchi, Gigetta Morano, Valentina Frascaroli e Nilde Baracchi. Gli sketch di cui sono protagoniste presupponevano non solo abilità acrobatiche, ma anche un loro intervento creativo diretto, basandosi su soggetti appena abbozzati che venivano sviluppati mentre si girava.
Accanto a personalità oggi riconosciute e studiate, emergono altre figure, alcune nate sul palcoscenico del teatro, altre recitando sui set cinematografici e che ad un certo punto, nel primo caso, hanno condiviso la proprietà e la gestione delle compagnie in cui lavoravano e nel secondo, hanno fondato case di produzione e diretto i propri film. Vera Vergani, nel 1916, a soli 21 anni, entra a far parte della compagnia di Ruggero Ruggeri come prima attrice. La sua recitazione misurata conquista i critici (tra cui un giovane Antonio Gramsci) e il pubblico, tanto che nel 1921, il noto commediografo Dario Niccodemi fonda insieme a lei, e agli attori Luigi Cimara e Ruggero Lupi, la Compagnia Drammatica Italiana che per prima mise in scena Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello (Roma, Teatro Valle, 9 maggio 1921). Diana Karenne (nome d’arte di Leukadia Konstantin), attrice polacco-ucraina, emigrata a Torino nel 1914, crea la Karenne Film, dirigendo lungometraggi tra il 1917 e il 1922; la palermitana Giulia Rizzotto, attrice teatrale e cinematografica, che nel 1918 fonda a Roma l’Ars Film, tra le prime scuole dedicate alla recitazione cinematografica e contemporaneamente inizia la sua attività di regista; Gemma Bellincioni, celebre soprano, che dirige una decina di lungometraggi tra il 1917 e il 1923, tutti con protagonista la figlia Bianca e purtroppo andati perduti come i film di Karenne.
Questi sono solo alcuni dei nomi del lungo elenco di donne ancora invisibili che sono state imprenditrici, registe, soggettiste, sceneggiatrici, montatrici; ruoli che per molto tempo sono stati prerogativa quasi esclusiva del genere maschile. Il loro lavoro non solo testimonia una partecipazione concreta alla nascita dell’industria cinematografica italiana, ma apre prospettive di ricerca ancora in gran parte da esplorare, in particolare sulla presenza femminile anche nei comparti tecnici della produzione. Un unicum da questo punto di vista è stata Esterina Zuccarone, pugliese, emigrata a Torino nel 1912. Viene assunta come operaia alla Positiva, il laboratorio di sviluppo e stampa dell’Itala Film di Giovanni Pastrone, dove a soli diciassette anni diventa la capo reparto e, in seguito, viene assegnata al controllo qualità della pellicola sviluppata e infine incaricata del montaggio dei film alla moviola.
Questa sezione intende dunque offrire un primo sguardo d’insieme, un contesto in continuo ampliamento in cui accogliere e valorizzare nuove figure e materiali d’archivio.

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